Anche se oggi vediamo il progressive come un genere a sé stante, come un genere di nicchia e assolutamente lontano dalla diffusione di massa, negli anni ’70 non era così: lo stile e la visione progressive della musica contagiarono ed influenzarono tutti gli altri generi, dal jazz, al pop, alla musica dei cantautori. Forse anche in seguito ai movimenti del sessantotto, un po in tutti i generi musicali si stava diffondendo un maggiore impegno, non solo quello civile e sociale che ritroviamo nei testi, ma anche un impegno che si realizzava nella ricerca di una musica più sofisticata.

Frano Battiato
Un ottimo esempio di connubio tra impegno sociale e ricerca musicale si trova nei cantautori italiani. Bene o male, l’esplosione del progressive nei primi anni ’70, in Italia, contagiò quel gran numero di artisti, di cantautori. Quelli già noti che improvvisamente contaminarono la loro musica di sonorità ed elementi che probabilmente solo qualche anno prima li avrebbero fatti passare perlomeno come molto eccentrici e che sicuramente non sarebbero stati capiti, come Fabrizio de Andrè, Ivano Fossati per citarne alcuni. Quelli che iniziarono la carriera proprio in quegli anni, e da subito attinsero a piene mani dall’ondata psichedelica e progressiva: l’esempio più eclatante è Franco Battiato, salvo poi una volta sgonfiatasi quell’onda rinnegare le sue origini, pur rimanendo tra i cantautori più sperimentali.
Ma quali sono questi elementi progressive presenti nella canzona italiana? Sono i toni più cupi, i virtuosismi strumentali, l’utilizzo degli strumenti elettronici, del concept album, del passaggio degli strumenti da semplice accompagnamento per le parole ad elemento fondamentale per la canzone nel suo complesso. Molti cantautori venivano accompagnati, nei loro tour, da musicisti e gruppi considerati progressivi, come gli Area, la PFM, i New Trolls, che iniziarono la loro carriera proprio in questo modo.

Non al denaro, non all'amore ne al cielo
Un cantautore a questo proposito esemplare è Fabrizio de André. Le prime canzoni erano caratterizzate dal semplice accompagnamento di chitarra: pensiamo a Via del campo, La guerra di Piero e tante altre. Sul finire degli anni ’60 il cantautore genovese cominciò ad attorniarsi di musicisti, la musica si fece sempre più sofisticata, gli album non erano più una raccolta di canzoni, ma dei concept. Questo cambiamento inizia con Tutti morimmo a stento, il primo concept, che esprime tutto ciò che abbiamo detto nel sottotitolo: ‘cantata in si minore per solo, coro e orchestra’. Ma toni e stili indubbiamente progressivi si trovano nei due album successivi: Non al denaro, non all’amore ne al cielo (1971) e Storia di un impegato (1973). Non manca nulla per definire questi dischi come concept album progressive. Ed è immediato capirlo semplicemente ascoltando brani come Un ottico, o La bomba in testa.









