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Pensando al progressive rock, si pensa immediatamente ai più famosi gruppi inglesi degli anni ’70, forse a qualche nome italiano (per noi italiani), ma di certo non sono molti i gruppi statunitensi che hanno cavalcato l’onda del prog, in particolare nei suoi anni di splendore.

Jimi Hendrix

In effetti, la musica negli USA è stata a lungo legata alle radici jazz, ma soprattutto blues. Come conseguenza, alla fine degli anni ’60, mentre in Europa, scoppiava la moda di quella musica colta e ricercata, fatta di ritmiche complesse almeno quanto gli arrangiamenti, e le continue citazioni alla musica classica, negli USA si sviluppava un hard-rock che vede le sue radici proprio nel blues, in quel blues reinventato da Jimi Henrdix, che proprio in quegli anni aveva raggiunto il suo apice artistico, bruscamente interrotto.

Dunque se escludiamo alcuni sparuti artisti, che comunque interpretarono il progressive in modo assai diverso dai compagni d’oltreoceano (impossibile non citare Frank Zappa), l’apporto al progressive da parte degli Stati Uniti è quasi inesistente.

La copertina di Mirage, album dei Camel

Al contrario dei musicisti, il pubblico USA invece sembrava non disprezzare il genere. I gruppi europei partivano regolarmente per tour in USA, e proprio grazie a questi,molte band ancora poco conosciute in Europa, ebbero l’occasione di affermarsi. Stiamo parlando di gruppi italiani (che si sa, faticarono a farsi accettare in Europa) come la PFM e le Orme, ma anche inglesi, come i Giantle Giant e i Camel. Questi ultimi ad esempio, tra i primi album pubblicarono Mirage, che ebbe successo inizialmente solo negli USA e procurò alla band un proficuo tour sulla costa ovest.

La cosa più interessante di tutta questa storia è che sembra uno dei pochissimi esempi di come per una volta la situazione tra USA e resto del mondo si sia capovolta, di come la famosa egemonia culturale si sia rovesciata. A tutti gli effetti i gruppi progressive europei influenzarono la musica e i gusti degli americani, anche se per pochi anni.

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